Ombrina

Ombrina_mappa

Il progetto petrolifero Ombrina mare è proposto dalla società inglese Rockhopper (ex Medoilgas), che vuole trivellare 4-6 pozzi di fronte alla costa di S. Vito chietino (Ch), a 7 km dalle spiagge.

ombrina_raffineria_2

Inoltre è previsto il posizionamento a circa 11 km di una grande nave raffineria FPSO per il primo trattamento del greggio (desolforazione). Piattaforma e nave saranno collegate da oleodotti e gasdotti. La durata prevista del progetto è di 25 anni. Una volta al mese una petroliera affiancherà la nave FPSO per caricare il greggio, in un’operazione piuttosto pericolosa chiamata “allibo” durante la quale possono verificarsi frequentemente perdite di greggio.

L’immagine seguente mostra le dimensioni della nave FPSO rispetto allo stadio Adriatico di Pescara.

Ombrina_stadio_FPSO

A questo link è possibile reperire tutti gli elaborati progettuali e le osservazioni presentate dai cittadini.

Schermata del 2015-04-26 22:13:38

http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/306/352

I RISCHI DEL PROGETTO OMBRINA MARE

Il proponente, senza alcun riferimento di tipo bibliografico, sostiene che non vi saranno sversamenti di idrocarburi. Tale assioma è ritenuto così fondato da non aver inserito tale voce neanche tra le possibili cause di impatto (si vedano le tabelle di cui al Cap.4).

Questo approccio è del tutto inaccettabile perché qui non stiamo parlando di casi del tutto eccezionali ed imponderabili ma di situazioni che che accadono routinariamente nell’ambito dei progetti petroliferi off-shore.

A tal proposito basterà richiamare tutta la bibliografia disponibile in materia, gran parte della quale è prodotta dalle stesse organizzazioni dei petrolieri (o di aziende ad essi collegati) o, ancora meglio,. da enti di ricerca pubblici.

Il più aggiornato studio sugli incidenti riguardanti progetti simili ad Ombrina è il testo “Accident Statistics for Offshore Units on theUKCS 1990-2007” della OIL and GAS UK, pubblicato nel 2009, che riassume tutti gli incidenti avvenuti tra il 1990 e il 2007 nelle strutture di sfruttamento degli idrocarburi attive nella piattaforma continentale inglese.

Per quanto riguarda le piattaforme fisse inglesi nel periodo considerato sono avvenuti 5.871 incidenti con una frequenza di 3,4 incidenti per unità all’anno.

Gli incendi sono stati 0,412 l’anno per unità, le esplosioni 0,024 l’anno e le perdite in mare di petrolio ben 1,76 l’anno per unità. Pertanto, se la piattaforma di produzione del progetto Ombrina mantenesse la frequenza media di incidenti delle strutture fisse inglesi si potrebbero prevedere nel suo ciclo di vita 42 perdite in mare (e gli incendi una sessantina).

Per quanto riguarda le 16 navi FPSO inglesi nel periodo considerato sono avvenuti 603 incidenti con una frequenza di 4,10 incidenti per FPSO all’anno. Gli incendi sono stati 0,42 l’anno per unità, le esplosioni 0,013 l’anno e le perdite in mare di petrolio ben 2,82 l’anno per unità.

Pertanto, se la FPSO del progetto Ombrina mantenesse la frequenza media di incidenti delle FPSO inglesi si potrebbero prevedere nel suo ciclo di vita 68 perdite in mare (e gli incendi una ventina).

Uno studio del Direttorato Norvegese per il Petrolio (https://www.eagle.org/eagleExternalPortalWEB/ShowProperty/BEA%20Repository/References/Technical%20Papers/2002/RiskAssessmentFPSOs) riporta la stima di perdite in mare di petrolio dalle FPSO di 3.240 barili in un ciclo di vita di 24 anni, solo tenendo conto delle perdite che avvengono durante l’allibo, il trasferimento del petrolio dalla FPSO alla petroliera (procedura che nel progetto Ombrina è prevista una volta al mese per 24 anni).

Ovviamente a queste perdite vanno aggiunte quelle relative ad altre fasi della produzione e gestione. Un simile quantitativo ha, potenzialmente, secondo l’UNEP, la capacità di coprire circa 400.000 ettari di mare con un sottile film di meno di un mm di spessore.

Nello stesso studio relativo alle strutture della piattaforma continentale norvegese, si riporta una frequenza di collisioni tra FPSO e petroliera di 0,15 collisioni per anno per unità, ben superiori alla frequenza di collisione tra navi ed altri tipi di installazioni petrolifere. Pertanto, se la FPSO del progetto Ombrina mantenesse la frequenza media di collisioni delle FPSO norvegesi si potrebbero prevedere 3 collisioni nel ciclo di vita del progetto. Le perdite possono essere massive. Nel 2011 una FPSO della Shell posta a circa 75 miglia al largo del Delta del Niger, secondo i dati forniti dalla compagnia petrolifera, ha riversato in mare 40.000 barili di petrolio. La marea nera si estendeva per 70 km, coprendo 92.300 ettari di mare, secondo quanto dichiarato dalla stessa compagnia.

Tra l’altro neanche si può richiamare il fatto che tali condizioni sono relative a mari diversi, per profondità e moto ondoso ad esempio. La piattaforma Ixtoc I del Golfo del Messico operava ad una profondità del fondale di 50 metri. Nonostante ciò, un cedimento provocò una perdita che si protrasse per 10 mesi (!) con uno sversamento in mare di circa 450.000 tonnellate di petrolio.

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3 risposte a “Ombrina

  1. Pingback: Trivelle in Adriatico, via libera all’air-gun | Geeking Bad·

  2. Pingback: NO OMBRINA. CONTRO LA PROPRIETÀ PRIVATA DEL GLOBO TERRESTRE·

  3. 25 anni di distruzione del patrimonio ambientale abruzzese che danneggerà per sempre tutta la flora e la fauna e pertanto per induzione la salute delle generazioni presente e future. Quindi è demenziale pensare che la ricerca di combustibile con le trivellazioni possa essere compatilmente ecologica e remunerativa tale da poter essere considerata accettabile nel rischio sociale e nella convenienza economica. Chi trarrà soldi da questi fatti andrà lontano a goderseli, e al solito come nelle guerre pochi forti e ricchi e tanti sfortunati deboli e poveri … e morti!

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