NO OMBRINA A SPALATO CON ASSOCIAZIONI DI 5 PAESI PER FERMARE LE TRIVELLE IN ADRIATICO

Comunicato stampa del 28 ottobre 2015
A Spalato contro le trivelle. Associazioni e movimenti dei paesi adriatici decidono assieme le prossime tappe della mobilitazione.

Solidarietà al Coordinamento No Ombrina e preoccupazione comune per la conferenza dei servizi del 9 novembre.

Metà dei croati contrari alle perforazioni in mare, mentre la Slovenia le ha già vietate. Grande attenzione all’opposizione popolare ed istituzionale in Italia.

FotoSpalato
A Spalato contro le trivelle in Adriatico: in una tre giorni, dal 26 ad oggi, si sono incontrati rappresentanti di organizzazioni e movimenti ambientalisti da Albania, Croazia, Montenegro, Slovenia e Italia che aderiscono al network SOS Adriatico. L’intento è quello di dare vita ad una piattaforma comune per difendere l’Adriatico dai petrolieri. Per l’Italia erano presenti Legambiente e i movimenti No Ombrina e Trivelle Zero Marche.
“I governi e le compagnie petrolifere cercano di fuorviare l’opinione pubblica in maniera analoga nei diversi paesi che si affacciano sull’Adriatico. Le minacce che incombono sull’Adriatico travalicano i confini nazionali e devono essere affrontati su scala internazionale. L’Adriatico è unico e dobbiamo assumerci la responsabilità di proteggerlo. E’ paradossale che in Croazia alcuni politici per cercare di contrastare le proteste sostengano che in Italia si autorizzano progetti senza problemi mentre in Italia con il medesimo intento portano ad esempio proprio la Croazia e il suo piano di rilascio di permessi.” ha dichiarato Mosor Prvan dell’associazione SUNCE di Spalato.

FotoMaggioreRisoluzione
“In Montenegro, d’altro lato, l’opinione pubblica non è informata sui piani del governo su ciò che avverrà in Adriatico. Il processo di esplorazione e di sfruttamento dell’Adriatico sta procedendo nella stessa maniera in tutti i paesi, con mancanza di trasparenza e adeguata informazione da parte delle autorità. Quando i cittadini sono informati sui loro diritti e sull’impatto delle attività petrolifere cambiano idea in maniera significativa” afferma Natasa Kovacevic dell’Associazione montenegrina Green Home.
“S.O.S. Adriatico ha commissionato un sondaggio sul tema delle perforazioni in mare Adriatico condotto dall’Agenzia IPSOS Puls ad Ottobre 2015 su un campione di 1.000 persone da tutta la Croazia secondo le procedure standard delle rilevazioni di questo tipo. Alla domanda “sei favorevole o contrario all’esplorazione e allo sfruttamento del petrolio in Adriatico?” il 49,4% è risultato essere contrario, il 37.9% a favore mentre il 12.7% non sa. In Dalmazia la percentuale dei contrari sale al 56% mentre solo il 31% è favorevole. Solo un anno fa le percentuali risultavano invertite. Cosa è accaduto in questo anno? Il movimento ha informato i cittadini attraverso eventi e manifestazioni. Questo risultato è una vittoria per noi. Tra l’altro in Slovenia il Governo ha deciso di vietare espressamente ogni attività di perforazione in mare. Pur essendo un tratto poco esteso è un fatto significativo. L’Adriatico è un golfo di un mare chiuso, il Mediterraneo, che mostra segnali di depauperamento della qualità ambientale e che non può sopportare ulteriori stress di natura antropica come quelli derivanti dalle ricerche e dalle estrazioni di idrocarburi. Questo vale anche per la terraferma; basti pensare alla situazione in Albania dove le recenti lluvioni hanno portato l’inquinamento causato dai pozzi prima nei corsi d’acqua e poi in mare” sostiene Zoran Tomic, alla guida di Greenpeace Croazia.
“Durante il meeting vi è stata molta attenzione a quanto sta accadendo in Italia” dichiarano Mattia Lolli di Legambiente, Giulia Zandri di Trivelle Zero Marche e Augusto De Sanctis del Coordinamento No Ombrina che hanno partecipato all’incontro “In particolare i nostri colleghi ci hanno chiesto approfondimenti sulle modalità di costruzione del vasto fronte che contesta le scelte del Governo Renzi a vantaggio dei petrolieri. Sono rimasti colpiti dalla partecipazione alle grandi manifestazioni, come quella in Abruzzo contro il progetto petrolifero Ombrina, di decine di migliaia di persone, di centinaia di comuni, della chiesa e di tante organizzazioni del lavoro, come sindacati commercianti, operatori turistici, pescatori e agricoltori. Ci hanno chiesto chiarimenti sulle molteplici iniziative di contrasto istituzionale portate avanti da diverse regioni e dagli enti locali e sulla miriade di ricorsi pendenti davanti ai tribunali amministrativi. Il confronto è stato molto proficuo perché sono state poste la basi per numerose azioni concrete comuni da realizzare nei prossimi mesi. In particolare si prevede di:
-avviare iniziative collettive verso la Commissione Europea sulla mancanza della valutazione dell’effetto cumulo e della mancata realizzazione della Valutazione di Impatto Ambientale transfrontaliero sui singoli progetti di prospezione, ricerca ed estrazione approvati negli ultimi mesi dal Ministero dell’Ambiente italiano;
-redigere due rapporti sul numero e sull’impatto ambientale delle concessioni che interessano l’Adriatico in questo momento;
-attivare la prossima estate un’iniziativa comune di sensibilizzazione dei turisti in contemporanea in tutti i paesi rivieraschi;
-continuare e rafforzare lo scambio di informazioni ed esperienze di base tramite visite nei luoghi delle mobilitazioni.
Lavorando insieme e in maniera coordinata e condivisa crediamo di poter conseguire successi importanti in questa lotta fondamentale per la difesa del nostro mare.”

Dichiara Dusica Radojcic dell’Associazione Zelena Istria “Il network SOS Adriatico esprime espressa solidarietà e allo stesso tempo preoccupazione per la Conferenza dei servizi sul progetto petrolifero Ombrina convocata dal Governo italiano per il 9 novembre. Un singolo incidente potrebbe, infatti, determinare gravissimi danni in tutto l’adriatico”.

Si allega l’immagine della conferenza stampa ripresa dai principali organi di informazione croati.

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