Salvare la terra e il mare dalle trivelle – Quali referendum e quali provvedimenti delle regioni sulle trivelle? Verso l’assemblea dei presidenti delle regioni del 24 luglio.

Salvare la terra e il mare dalle trivelle – I referendum e i provvedimenti delle regioni sullo Sblocca Italia – Le richieste dei comitati per l’incontro del 24 luglio delle regioni adriatico-ioniche.

L’approvazione del Decreto Sblocca Italia del 2014 sta portando ad una proliferazione di interventi di perforazione e infrastrutturazione pesante della terraferma e del mare in numerose regioni, dal Piemonte alla Sicilia, dalle Marche all’Emilia Romagna, dalla Campania all’Abruzzo, dal Molise alla Puglia, dal Veneto alla Calabria, dalla Lombardia alla Basilicata. Mare e terra sono egualmente toccati, con pozzi a pochi metri da abitazioni e coltivazioni che rappresentano la vera eccellenza italiana e in aree turistiche conosciute in tutto il mondo.

Nell’assemblea nazionale della campagna Blocca lo Sblocca Italia del 24 maggio, svoltasi a Pescara, è stato proposto il coinvolgimento di almeno 5 regioni per la promozione di un referendum sul Decreto Sblocca Italia, con quesiti da far votare dai rispettivi consigli regionali. Ricordiamo, infatti, che la Costituzione consente di richiedere un referendum (su uno o più quesiti) in due modi:

-previa raccolta di 500.000 firme certificate di elettori;

-attraverso il voto dello stesso quesito (o quesiti) da parte di 5 consigli regionali.

Successivamente, senza un reale e ampio coinvolgimento dei movimenti che dal nord al sud della penisola si stanno battendo contro la deriva petrolifera, è stata avanzata, da parte di due organizzazioni, una proposta alle regioni di un referendum incentrato non tanto sul Decreto Sblocca Italia del 2014 ma esclusivamente sull’Art.35 del cosiddetto Decreto “Passera” (o Decreto “Sviluppo”) del 2012 che riguarda i procedimenti in mare entro le 12 miglia. Tale provvedimento da un lato ha vietato le attività petrolifere in mare all’interno delle 12 miglia dalla costa ma dall’altro ha fatto salvi i procedimenti in itinere, rilanciando di fatto alcuni progetti molto impattanti. Pertanto in questo caso il tema del referendum sarebbero i procedimenti in corso in mare all’interno delle 12 miglia per le quali non si è pervenuti ancora alla definizione del provvedimento di autorizzazione finale.

fotoriunione

Un referendum per avere successo, portando al voto più della metà dell’elettorato, cioè circa 26 milioni di cittadini, deve avere un respiro nazionale e coinvolgere concretamente gli interessi delle persone in maniera capillare. E’ inoltre indispensabile l’esistenza di un movimento popolare di attivisti diffuso quasi omogeneamente a livello territoriale.

Non possiamo non notare che tali condizioni non sono soddisfatte qualora parta una stagione referendaria basata su un unico quesito come quello sull’Art.35 del Decreto Passera del 2012. A mero titolo di esempio, facciamo notare che, tra le regioni “papabili” per esprimere la richiesta di referendum da parte dei rispettivi consigli regionali, le Marche e il Molise non hanno alcun procedimento in corso che ricade nelle 12 miglia e, cioè, sotto le previsioni dell’art.35 del Decreto Passera. Quindi i loro consigli regionali dovrebbero votare un quesito per svolgere un referendum su un tema che non riguarda direttamente i loro territori. Altro esempio: i decreti riguardanti i progetti nel mare Adriatico che tanto hanno sollevato indignazione in Puglia, come a Polignano a mare, sono in stragrande maggioranza al di fuori delle 12 miglia e non sarebbero fermati da un referendum sull’art.35 del Decreto Passera, ammesso e non concesso il raggiungimento del quorum in caso di voto.

Questo per le richieste di referendum che potrebbero essere avanzate dai consigli regionali. Se poi guardiamo ad un ipotetico voto degli elettori, per molte regioni “di peso”, come Piemonte, Lombardia, Toscana, Campania, Lazio, Umbria, Marche, un quesito del genere risulterebbe non interessare procedimenti del loro territorio. Come è possibile immaginare di impegnare decine di migliaia di volontari per spiegare un unico quesito di questo genere in un quartiere di Roma, di Milano, di Firenze o di Torino per raggiungere il quorum di 26 milioni di votanti?

Tenendo conto delle regioni toccate o meno dai progetti “sotto Art.35” del Decreto Passera e quelle “sotto Decreto Sblocca Italia – Art.38”, usando i dati ISTAT sulle elezioni 2013, possiamo valutare la “quota di elettorato” direttamente coinvolta rispetto ad un potenziale referendum sull’Art.35 del Decreto Passera e ad un potenziale referendum sullo Sblocca Italia.

Sblocca Italia: per ora sono 15 su 20 le regioni ad essere direttamente interessate da procedimenti sotto l’Art.38 dello Sblocca Italia pari al 92,5% dell’elettorato; le cinque regioni attualmente non direttamente interessate sono: Umbria, Liguria, Val d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. Aggiungendo un eventuale quesito sull’Art.37 del decreto Sblocca Italia dello stesso Decreto sarebbero interessate tutte le regioni italiane.

Art.35 del Decreto “Passera”: 7 regioni su 20 ad essere interessate: Sicilia, Puglia, Calabria, Emilia Romagna, Abruzzo, Veneto, Basilicata. Sarebbe quindi coinvolto direttamente il 35% dell’elettorato italiano

L’immagine qui sotto rappresenta graficamente la % di elettorato direttamente interessato da un ipotetico quesito sull’Art.35 del Decreto Passera e da un ipotetico quesito sull’Art.38 del decreto Sblocca Italia.

GraficoSbloccaItalia

Tra l’altro facciamo notare che anche i procedimenti amministrativi attivati dall’Art.35 del Decreto Passera potrebbero essere conclusi (e addirittura velocizzati) prima del voto referendario vanificandone i risultati visto che l’abrogazione parziale dell’articolo non avrebbe un effetto retroattivo. Infatti, se le regioni votassero domani un referendum sull’Art.35 del Decreto Passera si andrebbe a votare quasi sicuramente non prima di Maggio 2016 con il concreto rischio di non raggiungere il quorum su un unico quesito referendario su un tema che riguarda direttamente, come detto, poche regioni.

Tale eventuale referendum rimarrà “solitario” nel 2016? Qualcuno ha effettivamente avanzato l’idea di raccogliere le firme su altri quesiti (jobs act, scuola) in pieno agosto per poterle presentare entro il 30 settembre 2015 come vuole il nostro ordinamento. Solo in tal caso un referendum sull’art.35 del Decreto Passera sarebbe associato ad altri quesiti in un voto a primavera 2016. Tale idea appare tramontata e, comunque, la dice lunga sulla reale conoscenza dei meccanismi tecnici del delicato strumento referendario. Pertanto pare evidente che nella primavera 2016 non si andrà a votare su altri quesiti molto popolari e quello prospettato dalle regioni rimarrebbe, come detto, “solitario” a cercare il quorum.

Invece appare all’orizzonte l’avvio della raccolta di firme su diversi quesiti dopo il 30 settembre 2015 per poter arrivare ad una vasta stagione referendaria nel 2017.

Un referendum sull’Art.35 del Decreto Passera del 2012, anche se avesse successo, lascerebbe alla mercé delle multinazionali il mare al di fuori delle 12 miglia dalla costa e tutta la terraferma! Il Decreto Sblocca Italia del 2014 e i suoi decreti attuativi riguardano tutti i procedimenti sia in terra che in mare, sia dentro che fuori le 12 miglia. Coinvolge, quindi, quasi tutte le regioni, comprese quelle più popolose. Con l’abrogazione di alcune norme dello Sblocca Italia non si arriverebbe al totale divieto di perforazione ma le nuove attività promosse dai petrolieri sarebbero private dei meccanismi favorevoli che stanno concretamente riavviando i progetti che erano bloccati anche da decenni.

Per queste ragioni crediamo che nella riunione delle regioni adriatiche-ioniche del prossimo 24 luglio che si terrà a Termoli, per quanto attiene al percorso referendario, debba essere data priorità a:

-quesito/i sull’art.37 (stoccaggi, oleodotti e gasdotti, le “vene” del sistema per bucare l’Italia) del Decreto Sblocca Italia del 2014;

-quesito/i sull’art.38 (giacimenti di interesse nazionale e titolo unico) del Decreto Sblocca Italia del 2014;

-sincronizzazione delle richieste delle regioni (cioè il voto in consiglio regionale sui quesiti) con l’avvio di un’ampia stagione referendaria anche su altri temi che parta dalla base sociale così da assicurare un ampio coinvolgimento della popolazione per avere concrete possibilità di raggiungere il quorum.

Solo se questi 3 punti saranno soddisfatti è possibile pensare di associare anche un quesito sull’Art.35 del Decreto Passera.

In ogni caso, fermo restando la centralità della stagione referendaria che si avvicina promossa dal basso, crediamo che nel frattempo i Presidenti delle regioni il 24 luglio possano varare anche altre iniziative utili:

-promuovere un incontro di sindaci e cittadini contro lo Sblocca Italia per settembre-ottobre da svolgere a Roma;

-ricorrere in tutte le sedi, sia della giustizia amministrativa e costituzionale, contro ogni decreto e provvedimento amministrativo che favorisca la deriva petrolifera e contrastare i provvedimenti con l’azione amministrativa quotidiana (osservazioni ai progetti; emanazione di pareri sfavorevoli, dinieghi di autorizzazioni di competenza regionale ecc) ;

-attivare forme di confronto quotidiano con i tanti comitati che sono attivi sui territori delle regioni aprendoli alle attività economiche colpite dalla deriva petrolifera (agricoltori; turismo ecc.);

-chiedere ai parlamentari eletti nelle regioni un impegno a modificare le normative in attesa dei quesiti referendari;

-varare leggi regionali per fermare i procedimenti in corso riattivati dall’art.35 del decreto Passera sfruttando anche alcune competenze che lo Stato ha lasciato alle regioni.

Il presente documento per ora è stato sottoscritto (riguardando solo l’incontro dei presidente delle regioni adriatiche e ioniche del 24 luglio prossimo) da:

Campagna Trivelle Zero Marche,

Coordinamento No Ombrina 2015,

Forum dei Territori Molisani,

Associazione Intercomunale Lucania,

Coordinamento “Salviamo il Paesaggio” del Vulture Alto Bradano,

Circolo territoriale della VAS Onlus per il Vulture Alto Bradano.

Altre adesioni possono arrivare fino al 22 luglio. In un primo tempo il documento viene fatto circolare nelle liste, pubblicato sui rispettivi blog, e sui gruppi facebook per la lettura da parte degli attivisti e dei cittadini. Verrà inviato esclusivamente alle regioni per le quali vi è (o vi sarà) almeno un comitato/associazione firmatario per quella regione.

Nell’immagine una delle tante riunioni di attivisti per fermare le trivelle.

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